Prove di carbonatazione

La carbonatazione è la principale  causa dell’innesco della corrosione nelle armature, che porta ad una progressiva riduzione dei margini di sicurezza su cui si fonda la progettazione strutturale.

Alcuni segnali della corrosione in atto compaiono sulla superficie esterna con macchie di ruggine, fessurazioni o delaminazioni, fino  all’espulsione del copriferro nei punti più critici (spalling).

Il calcestruzzo in genere è caratterizzato da un pH compreso tra 13÷13,80 e rivestendo le armature le mantiene in un ambiente alcalino favorendo la formazione di un sottile strato di ossido che ne assicura la protezione nei confronti della corrosione.

L’alcalinità del calcestruzzo si riduce progressivamente al contatto con l’anidride carbonica presente nell’atmosfera per cui il pH scende a valori inferiori a  9.

In queste nuove condizioni il film di ossido viene distrutto e si annullano le condizioni di passività delle armature e l’innesco dei primi fenomeni corrosivi.

La corrosione da carbonatazione si presenta uniformemente distribuita sull’armatura per tutto lo sviluppo del fronte di carbonatazione, rendendola riconoscibile rispetto ad un altro tipo di fenomeno corrosivo causato dalla presenza dei cloruri e caratterizzato da una maggiore localizzazione in punti isolati.

La carbonatazione inizia sulla superficie esterna del calcestruzzo e successivamente interessa le regioni più interne.

Nelle strutture esistenti è possibile misurare, nelle diverse parti dell’opera, la penetrazione della carbonatazione.

Incrociando i valori misurati con l’età della struttura si può ricostruire il grafico di propagazione della carbonatazione determinando sperimentalmente il coefficiente K.

Rilevando poi lo spessore del copriferro  è possibile prevedere l’evoluzione del degrado del calcestruzzo e valutare il tempo necessario alla carbonatazione per raggiungere le armature, in modo da pianificare gli eventuali interventi di manutenzione.

La valutazione della profondità di carbonatazione può essere effettuata su carote cilindriche già estratte o mediante CARBONTEST®  in tempi e costi più contenuti.

Il metodo si basa sul prelievo della polvere durante una perforazione eseguita con un comune trapano a percussione e sulla raccolta delle polveri in un apposito dispositivo (picker) studiato per la successiva analisi di carbonatazione.

I dati vengono poi elaborati e raccolti in un report di prova.